Everything Everywhere All at Once
di Daniel Kwan e Daniel Scheinert
Con colpevole ritardo ho finalmente recuperato Everything Everywhere All at Once e - da inguaribile romantico - ne scrivo appena terminata la visione, proprio per non elaborare troppo razionalmente quello che ho visto. E lo faccio proprio per le grandi emozioni che questo film è riuscito a suscitare in me, soprattutto nell'ultima ora. In fondo, quando una pellicola ti commuove, ti emoziona, ti tocca il cuore forse non ha nemmeno senso tentare di elaborarla troppo; forse le lacrime che scendono e cadono sulla maglia possono descrivere meglio un film rispetto a una penna che imprime il proprio inchiostro su un foglio. EEAAO è questo: una cascata di emozioni, un tentativo di trovare e dare un senso a quel susseguirsi di eventi contingenti che è la vita. Non solo: è anche una rivalutazione dell'amore, del sentimento puro, un invito ad essere umani in un mondo che diventa sempre più bianco e nero, in un sistema che tenta di commercializzare anche le emozioni, quelle facili e a buon mercato, di vendere un apparente felicità. Potrei stare qui a scrivere altre decine di righe, celebrando la genialità dell'intreccio narrativo e la potenza del montaggio. Potrei celebrare la regia e le prove attoriali. Oppure potrei scrivere che la prima ora e mezzo poteva essere gestita meglio. Ma non farò niente di tutto ciò.
EEAAO è senza dubbio un film contemporaneo, soprattutto per la grande commistione di generi che è in grado di creare, ma, nonostante ciò, riesce laddove i blockbuster hollywoodiani falliscono: nel raccontare le emozioni autentiche. Ci ricorda che anche noi, ancora, siamo davvero vivi, in mezzo a tutto questo frastuono.