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di Ti West
"L'oggetto destinato a diventare l'oggetto persecutore è stato l'oggetto più profondamente idealizzato, amato, l'esteriorizzazione più completa del mio Io ideale"
Applicando questo ragionamento (appartenente alla filosofia di Jacques Lacan, qui ripresa dal libro di Massimo Recalcati) ai personaggi del film, notiamo come Pearl e Maxine rientrino perfettamente in questo schema: l’attaccamento che Pearl dimostra fin da subito nei confronti di Maxine è dovuto a una sorta di amore che la anziana signora ha prova per la ragazza (come potrebbe dimostrare anche la scena in cui Pearl entra nel letto della giovane e comincia ad accarezzarla). Un amore legato al fatto che la donna vede in Maxine il suo Io ideale. Ma, allo stesso tempo, Maxine incarna anche “l’oggetto persecutore”, colei che, attraverso la bellezza e la giovinezza, ricorda a Pearl la cruda realtà, ossia che il tempo ha ormai deteriorato il suo aspetto fisico. Per questo, attraverso la sua presenza, Maxine destabilizza l’equilibrio di Pearl, fa scattare in lei un meccanismo omicida che avrà drammatiche conseguenze e che la porterà a tentare di uccidere anche quell’”oggetto persecutore”.