Assassinio a Venezia
di Kenneth Branagh
Un merito sicuramente a Branagh va riconosciuto: quello di essere stato in grado di cambiare direzione rispetto ai due film precedenti, riuscendo a stupire un pubblico che non avrebbe mai pensato di trovarsi davanti a un (quasi) horror con Poirot. Infatti, anche se nel finale la ragione torna (almeno in parte) a trionfare, sono l’immaginario e i codici dell’horror (e del gotico) ad essere i veri protagonisti di questa pellicola. Da questo punto di vista, Venezia finisce per essere la semplice cornice di una vicenda ambientata in un “castello” (un palazzo, in realtà) durante una notte buia e tempestosa. E, in fondo, la vera minaccia, per una volta, non è costituita solamente da essere umani in carne e ossa ma anche da presenze che quantomeno potremmo definire perturbanti.